Farmaco Made in Abruzzo: numeri da record e aperture in Asia

L’industria farmaceutica italiana ha archiviato il 2025 con un risultato senza precedenti. In termini di esportazioni, queste hanno sfiorato i 70 miliardi di euro, segnando un incremento del 28,5% rispetto all’anno precedente. Tale settore si conferma il primo comparto manifatturiero del Centro-Sud Italia, con un contributo decisivo e significativo offerto da Toscana, Lazio e Abruzzo.

 

Quest’ultimo in particolare ha registrato un incremento del 54%, raggiungendo i 2 miliardi di vendite all’estero. A trainare la crescita abruzzese è senza dubbio il polo farmaceutico dell’Aquilano, sede di grandi realtà rinomate e stimate anche a livello internazionale, tra cui Dompè.

 

È proprio tale industria farmaceutica italiana che ha scelto L’Aquila come hub per la produzione biotecnologica e lo sviluppo di terapie innovative. Una presenza che unisce la vocazione manifatturiera del territorio a una proiezione internazionale: Dompé ha infatti una sede a Shanghai, in Cina, posizionandosi su uno dei mercati più rilevanti per il settore.

 

Il balzo dell’export abruzzese non è un evento isolato, ma il risultato di un ecosistema produttivo consolidatosi negli anni attorno all’area de L’Aquila. Qui convivono colossi multinazionali come Sanofi e Menarini insieme a realtà di ricerca come Dompé, che ha trasformato il capoluogo in un centro d’eccellenza per le biotecnologie. Secondo le elaborazioni dell’Ice su dati Istat, proprio il distretto aquilano ha saputo intercettare la domanda internazionale di farmaci innovativi, beneficiando anche della capacità di attrarre investimenti in ricerca e sviluppo.

 

A differenza di altri poli italiani, dove la crescita è spesso legata a un singolo stabilimento (come nel caso toscano di Eli Lilly), in Abruzzo il successo poggia su un insieme di imprese che spaziano dalla grande industria farmaceutica a medie realtà specializzate. Questo modello riduce il rischio di improvvisi ribassi legati al ciclo di vita di un singolo prodotto.

 

Tra i protagonisti di questa storia c’è Dompé, azienda familiare nata a Milano ma radicata a L’Aquila, dove ha sviluppato un centro di ricerca biotecnologico all’avanguardia. L’impegno nel territorio si accompagna a una visione globale: la presenza a Shanghai non è solo una vetrina commerciale, ma un ponte verso il mercato cinese, uno dei più rilevanti per l’export farmaceutico italiano (nel 2025 l’Italia ha esportato verso la Cina per oltre 2,5 miliardi di euro nel settore). La strategia di Dompé unisce innovazione scientifica e apertura internazionale, dimostrando che un’impresa con radici locali può competere sui mercati globali.

 

Sempre in direzione del mercato cinese, si è mossa anche una delegazione di imprese abruzzesi partecipando alla quinta edizione della Fiera dell’Innovazione di Nanchino. L’iniziativa, nata dalla collaborazione con la municipalità di Nanchino e sostenuta da Regione Abruzzo, ICE e Consolato Generale d’Italia a Shanghai, ha permesso alle aziende locali di valorizzare le eccellenze tecnologiche e manifatturiere del territorio.  Tra le principali società presenti figurano: New Alimenta (settore high-protein e functional food), Enovia Srl (settore tecnologico, con applicazioni di intelligenza artificiale per i processi produttivi), Oceania Srl (settore costruzioni, ristrutturazioni edilizie ed efficientamento energetico di immobili pubblici e privati, infrastrutture pubbliche).

 

I numeri record non devono però far dimenticare le vulnerabilità comuni a tutto il comparto italiano. L’Abruzzo, pur beneficiando di un tessuto produttivo diversificato, è esposto come il resto del Paese a due grandi criticità.

La prima è la dipendenza dalle importazioni di principi attivi e prodotti farmaceutici di base. In cinque anni l’Italia è passata da 5,3 a 25,4 miliardi di euro di acquisti all’estero in questa categoria, con Usa e Cina che da sole coprono quasi 19 miliardi. Un’interruzione delle filiere globali, amplificata dalle tensioni geopolitiche , potrebbe mettere in difficoltà anche i distretti più virtuosi.

 

La seconda riguarda le incertezze sui dazi e sulle politiche dei prezzi. Il presidente degli Stati Uniti ha rinunciato ai maxi dazi sui farmaci, ma punta ora a ridurre i prezzi dei medicinali per i pazienti americani, con possibili ricadute sui margini delle aziende che esportano oltreoceano. Nel 2025 gli Stati Uniti sono stati la prima destinazione dell’export farmaceutico italiano, con 15,4 miliardi di euro (+54%). Eventuali restrizioni commerciali o pressioni al ribasso potrebbero influire anche sulle produzioni abruzzesi.

L’Abruzzo si conferma una delle “regine” dell’export farmaceutico italiano, con un modello che unisce grandi imprese internazionali e realtà radicate come Dompé. Il +54% del 2025 non è solo un dato statistico, ma il segno di un’area che ha saputo costruire competenze, attrarre investimenti e guardare ai mercati internazionali senza perdere la propria identità manifatturiera. Ora la sfida è consolidare questi risultati, rafforzando le filiere e accompagnando la crescita con scelte di politica industriale che proteggano il settore dalle turbolenze globali.

 

In questo contesto, diventa decisivo mantenere e intensificare le relazioni con la Cina, partner strategico per il futuro. Essere presenti con continuità nelle fiere internazionali non è più un’opzione, ma una leva competitiva imprescindibile, così come lo è restare costantemente aggiornati sulle dinamiche dei mercati esteri per cogliere opportunità e presidiare il posizionamento globale delle nostre eccellenze.

 

vicepresidente nazionale della Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina, managing partner di D’Andrea & Partners Legal Counse